Impressioni di un viaggiatore sbarcato a Chop, Ucraina

Anche nel più ambizioso dei nostri programmi di viaggio, che prediligono le lunghe distanze, dopo aver affrontato migliaia di chilometri in treno in auto o in motocicletta ci aspetterà una sosta obbligata. Specialmente se ci troviamo vicini ai confini dell’Unione Europea, la maggior parte dei Paesi prevede in ogni caso un controllo all’ingresso, ed è qui che tutti i giorni e ad ogni ora del giorno si svolge il lavoro dei posti di frontiera. Molti blogger e viaggiatori internazionali hanno riempito le pagine dei loro diari con innuevoli storid e descrizioni sulle frontiere, tanto più che in area Schengen sono una presenza inusuale, tanto più esse possono essere occasione di sosta in località rurali, lontane dai grandi centri urbani (vero soprattutto se si viaggia in treno).

E una sosta obbligata merita certamente il valico ferroviario tra Ungheria e Ucraina, la porta dell’ex Unione Sovietica (CCCP)

Una visita a Budapest negli anni ’80, in piena Guerra Fredda, poteva essere già un evento eccezionale. Raggiungere una frontiera interna del blocco comunista, per un occidentale, era invece quasi impossibile, una eccezione nell’eccezione. Tuttavia il turismo interno agli stati comunisti era diffuso (non si poteva comunque espatriare in Europa occidentale), e in molti casi esistevano maggiori collegamenti internazionali via ferrovia rispetto ad oggi.

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Zahony, in Ungheria: il treno diretto Budapest – Kiev è preso in carico da un locomotore diesel. Le due vetture letto che seguono proseguono per Kiev previa sostituzione dei carrelli con altri adatti allo scartamento russo di 1520mm

Ci troviamo adesso a Zahony, l’ultima stazione in territorio ungherese delle MAV. La particolarità sta nella dimensione del binario, qui avviene il cambio di scartamento dai canonici 1435mm al russo 1520mm: per facilitare la circolazione dei treni, esistono comunque binari dotati del doppio scartamento. Zahony è un villaggio costruito sull’ansa di un fiume attorno alla stazione: lo scalo è infinito e i binari merci si perdono in mille rivoli verso magazzini, fabbriche, centrali? Ma non finisce qui, proseguendo a ovest del villaggio di Zahony: nuovo stop. Il fiume ci impedisce il passaggio, sull’altra sponda siamo in Slovacchia!

Qui troviamo la cittadina di Cierna nad Tisou (conta circa 4.000 abitanti), nata a ridosso dell’immenso scalo ferroviario ZSR: le tradotte merci qui sono in perenne attività, di notte e di giorno si spostano tra la stazione e uno stabilimento siderurgico.

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Cierna nad TIsou, Slovacchia, navetta ferroviaria a servizio degli stabilimenti industriali.

Verso est invece, superato il fiume Tibisco (Tisza), e superata la zona militarizzata è situata la città ferroviaria di Chop, la meta off-limits, una immensa stazione doganale, oggi in territorio ucraino.

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Il fiume Tisza visto dal ponte ferroviario, in questo punto avviene anche il passaggio dal fuso orario UTC +1 al fuso UTC +2 (in inverno), dal UTC +2 al UTC +3 (in estate)

In pochi kmq tre frontiere, con i rispettivi villaggi che al tempo si trovavano in Ungheria, Cecoslovacchia e Unione Sovietica. Un’area che per la sua importanza strategica e militare, era ed è a dir poco super sorvegliata: basti pensare che il cordone di sicurezza in territorio ex sovietico si estendeva per circa trenta km verso l’interno.

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(1. Situazione prima del 1989/1991 – 2. Situazione attuale)

Il villaggio di Chop è a suo modo caratteristico, ci sono una panetteria, una farmacia, un alimentari, una chiesa; nella grande piazza la mattina i minibus aspettano di partire per le città vicine (Uzhgorod è a 30 km), ma una vera anomalia sono i taxi, una schiera di autisti locali attendono a tutte le ore i viaggiatori di passaggio promettendo una via preferenziale per chi è diretto all’estero. I biglietti del treno o dell’autobus hanno comunque un costo basso.

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(1. Una strada di Chop 2. Autisti in attesa)

Le stazioni ferroviarie sono due, poste a 200 m di distanza, la prima per i treni nazionali e internazionali, in stile moderno anni ’60, la seconda per i treni locali, in stile classico monumentale e con porticato colonnato, un fabbricato imponente e allo stesso poco utilizzato.

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Doppia denominazione, in alto, in lingua russa e in lingua tedesca, con la particolare traslitterazione Tch. Il tedesco è la lingua internazionale utilizzata maggiormente nelle ferrovie ex sovietiche

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Rete dei collegamenti locali nella regione della Transcarpazia con origine da Chop. Il capoluogo di regione è Uzhgorod (è la fermata con iniziale in Y sulla prima linea in alto).

A Chop si respira un’atmosfera grigia in tutti i mesi dell’anno: non è una meta turistica. Bisogna considerare anche le difficoltà che ci sono adesso in Ucraina: la crisi finanziaria, l’instabilità politica, la guerra ancora in corso. La gente si accontenta di vivere con poco e in case spesso fatiscenti, ma per qualsiasi necessità ci si aiuta più che nelle nostre città. La vicinanza del confine attira poi ogni sorta di traffico legale o illegale.

Nell’atrio della stazione due grandi raffigurazioni celebrano la vittoria del 1945, e nei dintorni i luoghi e le persone sembrano immersi in un tempo passato. Arrivando di sera, sul tardi, lo scenario è surreale: i lampioni stradali vengono spenti e in stazione fa luce solo lo sportello della biglietteria il quale continua a funzionare tutta la notte così come il negozio di alimentari. La mattina presto, invece, la dogana di stazione è in frenetica attività perchè bisogna ispezionare merci e passaporti dei frontalieri diretti in Ungheria con il treno delle 5:30. In realtà anche in caso di lunghe code i controlli sono rapidi, e presto si parte.

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Sala viaggiatori della stazione internazionale

L’arrivo a Zahony è di tutt’altro sapore: recentemente l’Ungheria ha introdotto procedure di controllo più severe nei confronti dei cittadini provenienti da Paesi esterni UE, per cui le ispezioni proseguono anche per un’ora con modi energici e senza scendere dal treno. In questo modo si cerca di contrastare il piccolo contrabbando e l’importazione di alcol e sigarette. Tutti hanno qualche pacchetto di sigarette nelle scarpe e le donne li nascondono nei reggiseno, ma bisogna essere sul posto per capire che spesso le sanzioni colpiscono solo i più scalcagnati…

Tutti i giorni un treno locale dotato di una sola vettura fa la spola tra le due stazioni di Zahony e Chop e solo due volte al giorno tra Chop e Cierna nad Tisou.

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In caso di guasto al computer la biglietteria di Chop ha sempre a disposizione una scorta di vecchi biglietti sovietici da compilare a mano. Immaginate la sorpresa di riceverne uno nel 2015! (In foto la copertina di un biglietto di viaggio Chop – Zahony) Da notare, sul biglietto, il tedesco utilizzato come lingua internazionale. Da ricordare inoltre: il treno parte alle 6:30, orario di Kiev (e non più all’orario di Mosca), – questo avviso è ripetuto spesso dagli impiegati delle biglietterie.

Ancora diversa la procedura di entrata in Slovacchia: il controllo doganale avviene in aperta campagna, a pochi metri dal cippo di confine. Presso un gabbiotto sale a bordo il personale militare e nel giro di venti minuti la carrozza viene ispezionata da cima a fondo, smontando i sedili, i controsoffitti, gli arredi delle toilette. Di sera, a parte i fari accesi vicino al posto di guardia, il buio è totale. Lasciato il passaporto in mano ai militari e trascorsi già quaranta, cinquanta minuti senza avere notizie, seriamente in questo luogo vi sorge il dubbio che qualcosa sia andato storto e che da lì si vada direttamente in cella di sicurezza! Alcune volte nelle vicinanze si possono vedere situazioni strane come un carro bagagliaio circondato da soldati con tuta ignifuga e maschere antigas.

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Fase di attraversamento del confine: un piazzale per le ispezioni permette l’arrivo dei treni a scartamento russo (binario che prosegue sulla destra) e a scartamento normale (sinistra). Tratto Zahony – Chop.

Qualche dato sul volume dei trasporti che avvengono fra i tre valichi internazionali dell’area di Chop: le merci hanno una corsia privilegiata, nel 2014 da Chop sono transitate 7.695.400  tonnellate di merci in direzione Slovacchia, 107.500 tonnellate in direzione Ungheria, più 3.344.100 tonnellate verso l’Ungheria istradate attraverso il valico di Batevo. 1.317.000 tonnellate di merci in arrivo dall’Ungheria e 272.670 tonnellate dalla Slovacchia (dati Min. Trasp. UA)

Da notare come fino agli anni ’80 la quasi totalità delle spedizioni provenienti dall’Italia e dirette in URSS passava di qui, comprese le spedizioni di derrate alimentari e di frutta “esotica” tra cui arance, limoni, etc.

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Nel 1983 la Società Interfrigo apriva un nuovo itinerario per le spedizioni provenienti dall’Italia e dirette in Russia (Bollettino Commerciale FS)

Il numero dei viaggiatori è diminuito drasticamente nelle tratte internazionali. Dal 2014 a causa delle tensioni politiche tra Ucraina e Russia i convogli passeggeri russi, salvo eccezioni, non sono più ammessi in Ucraina e seguono un itinerario alternativo che passa attraverso la Bielorussia: tutti le relazioni ferroviarie dirette tra Europa e Mosca passanti per Chop sono sospese a tempo indeterminato. Rimangono in orario i collegamenti internazionali gestiti dalle Ferrovie Ucraine UZ: due vetture letto sulla relazione Kiev – Bratislava, una vettura tra Kiev e Praga, due vetture letto Kiev – Budapest e alcuni treni ordinari, con circolazione a spola, istituiti fra le stazioni di confine (materiale rotabile fornito da MAV-Ungheria e ZSSK-Slovacchia).

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Estratto di un orario di servizio delle ferrovie ucraine (UZ) in cui è riportato il collegamento diretto Mosca – Bratislava, via Chop,  sospeso da dicembre 2014.

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Locomotore elettrico VL10 a 3000V cc in manovra a Chop.

La rete ferroviaria ucraina (UZ) dispone di linee alimentate a 25 kV 50 Hz in c.a. lungo le direttrici principali, tra cui la dorsale Odessa – Kiev – Mosca, e a 3000 V in continua per le linee di L’vov e del Donbass. L’alimentazione a 3000 V cc (Cierna nad Tisou – L’vov) fu scelta in epoca sovietica per facilitare i collegamenti merci con la Cecoslovacchia e ancora oggi un binario a scartamento russo raggiunge gli impianti industriali situati nei pressi di Kosice inoltrandosi per circa 100 km nel territorio della Slovacchia. La circolazione dei treni diretti in Ucraina e Russia non comporta in questo caso il cambio dei carrelli (un convoglio di 40 carri dispone di almeno 80 carrelli) e del cambio di locomotore al confine.

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Timbri di ingresso/uscita del transito ferroviario di Chop in Unione Sovietica (1982) e poi in Ucraina (2016).

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Quadro dei collegamenti internazionali nel 1980/81 (orario invernale). Le sigle tra parentesi indicano il fuso orario locale

Se per caso vi troverete in uno di questi luoghi, lasciate pure un commento con le vostre impressioni di viaggio, saranno davvero il benvenuto!

 

 

 

 

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